Esulta in italiano e poi piange il pilota tedesco alla fine del secondo Gp della stagione. “Sono felicissimo, l’atmosfera è strepitosa. Li abbiamo battuti in una gara normale. È una giornata davvero speciale che porterò sempre con me”. Lacrime da bambino vestito con una tuta rossa, che all’inizio della stagione sembrava pesare come un macigno dopo l’abbandono di Alonso.
Lacrime vere, lacrime di gioia per Sebastian Vettel sul gradino più alto del podio in Malesia, lì dove da forse troppo tempo non vedevamo sventolare la bandiera del cavallino rampante della Ferrari, lì dove l’inno di Mameli troppo spesso era rimasto nell’ombra, oscurato dalle note di un “God Save the Queen” di quel Lewis Hamilton che sembrava l’uomo da battere.
Ora la tendenza sembra invertita, o almeno non si parlerà di un Mondiale a senso unico. Le emozioni non si sono limitate all’asfalto della pista, ma anche fuori, l’uomo in rosso, il tedesco prodigio, il semplice ragazzo di Heppenheim, Seb il ferrarista, ha alzato il suo primo trofeo guidando la Ferrari, si è lasciato trasportare dai sentimenti, senza pensare al contesto o al ruolo di “uomo tutto d’un pezzo” che deve ricoprire quando indossa quella tuta rossa.
In Malesia tutto è andato nel verso giusto, dai piloti (anche Raikkonen ha detto la sua piazzandosi 4°) alla strategia, al podio. La rossa è tornata, “Ferrari is back” come ha urlato Vettel, e se anche dovesse sgorgare qualche lacrima, il pubblico italiano di fede ferrarista, certo non ne avrà a male.









