La polizia municipale “protegge” i parcheggiatori abusivi?

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Foto di repertorio: tgregione.it

Da oggi in poi chi vuole iniziare il percorso di parcheggiatore abusivo, in Italia, può farlo tranquillamente. No, non è una burla, anche perchè il 1° aprile è già passato e quello prossimo appare lontano, bensì realtà dopo un grave episodio accaduto nei giorni scorsi a nel Sud Italia, precisamente a Cosenza, città calabrese.

La storia è tratta direttamente dall’affidabile portale laleggepertutti.it, che si occupa di informazione e di consulenza legale. Durante il classico e caldo sabato sera, un uomo pensa bene di cercare parcheggio nella zona più vivace della città bruzia, ma senza trovarlo per la tante gente accorsa per passare una serata alternativa. Mai azione fu più sbagliata per l’ignaro cittadino che, nel giro di pochi minuti, si trova imbottigliato tra due colonne di veicoli e da un parcheggiatore abusivo, scaltro a chiedere i 2 euro. Da notare che una pattuglia della polizia municipale stazionava a due passi dall’area “incriminata”, se così possiamo definirla.

L’uomo, così, dopo dei minuti di attesa, parcheggia, paga la somma chiesta e passa la serata insieme ai suoi amici. Al ritorno, però, l’amara sorpresa che, tuttavia, si trasformerà in acida con il passare del tempo. L’auto del cittadino, infatti, è chiusa da altri mezzi e solo una manovra rischiosa, ossia quella di spostare l’auto da sopra un gradino (con conseguente danneggiamento della scocca), potrebbe risolvere il tutto. Ma all’uomo non va di rovinare il proprio veicolo e, dopo attimi di pensieri, decide di allertare la polizia municipale che si trovava da quelle parti.

Adesso tutti si aspetterebbero una decisa presa di posizione degli agenti, ma non è così. Ecco cosa succede, trascrivendo il dialogo originale tra automobilista, polizia municipale e parcheggiatori abusivi, direttamente dal portale laleggepertutti.it.

“L’agente di turno, alla mia richiesta di intervento del carro attrezzi, chiama un collega alla radiomobile. “Vieni che c’è un problema con i parcheggi”. Questo, a sua volta, dopo aver sentito la vicenda, chiama al telefono il maresciallo: “Marescià, venite pure voi..”. Mi dirigo, quindi, dove avevo lasciato l’auto con tutti e tre i poliziotti municipali e altri due di scorta. Arriviamo davanti agli abusivi, che nel frattempo si erano riuniti a consulto. Chi però pensa a un confronto tra due parti opposte – la legge e l’illegalità – si sbaglia di grosso. “Marescià – fa uno di questi – il dottore non vuole collaborare… Da parte nostra massima disponibilità: gli abbiamo detto che abbiamo sbagliato. Che volete fare, ora? Fucilarci? Se vuole uscire, può scendere dal gradino. Non è che si può avere tutto…”. Un agente lo guarda perplesso. Gli fa “Chi è qui il presidente della… – gli strizza l’occhio – … cooperativa?”, una soluzione linguistica che è già un oltraggio all’intelligenza di chi era lì davanti. Confermo nuovamente la mia intenzione di non voler distruggere l’auto e di chiamare il carro attrezzi. Uno dei poliziotti, allora, trova la soluzione all’impasse: “Se vogliamo essere precisi – si rivolge a me – ha sbagliato anche Lei a parcheggiare in divieto di sosta. Quindi adesso le faccio la multa”.

Alla fine nessuna contravvenzione per l’automobilista coinvolto, che dopo circa 20 minuti è riuscito a uscire dal parcheggio con il proprio mezzo grazie a un gradino scalare sul dislivello, amareggiato per l’accaduto. Ecco, sono questi gli avvenimenti che devono far riflettere la collettività, alle prese sempre con quell’illegalità che aumenta sempre più. Inutile che le istituzioni facciano note di lamentela, quando alla fine sono sempre più complici di un sistema marcio dalla testa ai piedi.