Motomondiale, GP d’Argentina: Marquez e Fenati promossi con lode

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Il fine settimana del Motomondiale sul nuovo circuito di Rio Hondo, in Argentina, ha regalato come sempre grandi emozioni agli appassionati delle due ruote. Tra conferme, delusioni, sorprese e speranze, andiamo a vedere come è andata, dando i voti ai protagonisti.

MARC MARQUEZ, VOTO 10 e lode. Ormai è chiaro, il titolo vinto la passata stagione all’esordio dal giovane pilota Honda del team HRC ha creato un mostro. Tolto il macigno del dover vincere a tutti i costi, il campione del mondo ha iniziato a dettare una legge spietata per tutti gli altri, registrando tre pole e tre vittorie su tre gare come solo Giacomo Agostini seppe fare. Il modo in cui ha vinto in Argentina poi, rimontando dal sesto posto, dimostra che neppure la bagarre lo può più fermare. EXTRATERRESTRE.

JORGE LORENZO, VOTO 8. Finalmente torna, o almeno ci prova, ad essere quel “martello” che lo ha portato a vincere due titoli mondiali, ottenendo dopo due gare sfortunate il primo podio stagionale. Spreme a fondo la sua M1, finendo per mangiarsi la gomma anteriore, nel tentativo di contrastare le Honda ufficiali (VOTO 9 al team HRC), ancora troppo forte. Il terzo posto in sudamerica segna comunque un punto di inizio per il 2014. SCUSATE IL RITARDO.

DANI PEDROSA, VOTO 7,5. Voto più basso per il “fantino” dell’altra Hrc perchè, con la stessa moto di Marquez, puntualmente si trova a combattere per posizioni che il compagno di team neppure pensa, perdendo come sempre troppo tempo nelle retrovie, trovandosi ad inseguire i buoi quando sono belli che usciti dalla stalla. Gara comunque gagliarda per il 29enne di Sabadell, che negli ultimi giri dimostra anche di avere i mezzi per poter in qualche modo impensierire Marquez. ETERNO INCOMPIUTO.

VALENTINO ROSSI, VOTO 6,5. Ennesima medaglia di legno per il “dottore”, che chiude ancora una volta la classifica dei Fab Four. Stavolta, però, il pilota di Tavullia non può dire di non averci provato, dimostrando di avere nelle proprie corde la possibilità di arrivare insieme a Pedrosa e Lorenzo a lottare per il podio (chiuderà con il secondo miglior giro assoluto proprio nell’ultimo passaggio). Purtroppo il tempo perso dovuto all’uscita di pista, a seguito dello scriteriato sorpasso di Bradl (voto 4 al tedesco pazzo), si è rivelato alla fine della fiera decisivo. VORREI MA NON POSSO.

DUCATI, VOTO 7. E’ vero, Honda e Yamaha sono un’altra cosa. Ma stavolta la casa di Borgo Panigale ha tirato fuori una Desmosedici più docile, guidabile, e vedere i risultati Dovizioso in prova e Iannone in gara (voto 7,5 per l’abruzzese, ottimo sesto con la Rossa del team Pramac) fanno pensare che il podio ottenuto dal forlivese ad Austin non sia solo frutto del caso ma del lavoro umile che stanno facendo ingengeri, meccanici e piloti. LENTA RISALITA.

ROMANO FENATI, VOTO 10 e lode. Stesso voto del più illustre campione spagnolo per il talento ascolano del team Sky gestito da Valentino Rossi, che vince la sua seconda gara in carriera, dimostrando di non aver smarrito quella grinta e quelle capacità che lo misero all’attenzione del mondo delle 2 ruote all’esordio. Dimostra grande carattere quando, nella bagarre dell’ultimo giro, risale dal quarto posto andandosi a prendere una grande vittoria dopo una sorpasso thrilling sul leader iridato Miller, con annessa sportellata. Dopo il secondo posto di Austin, questa vittoria lo pone tra i più autorevoli candidati al titolo. Forse l’Italia delle due ruote sta tornando alla carica (nonostante sul podio sia partita la Marsigliese). ALLEZ FENATI’!

ORGANIZZAZIONE, VOTO 6. Media tra l’8 per la bellezza della pista, che ha garantito davvero un grande spettacolo in tutte le categorie, ed il 4 per il Disc Jockey (ma come si fa a mettere l’inno francese per la vittoria di Fenati…). Tornare a far correre le moto in Argentina dopo 15 anni non era facile. Il circuito nuovo, costruito in mezzo al nulla, ha fatto storcere in partenza il naso a molti. In realtà tutto è andato per il verso giusto sia in pista che fuori. La varietà e la bellezza del tracciato hanno fatto il resto. DON’T CRY FOR ME ARGENTINA.

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