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Primo maggio 1994, ore 14:17. Il mondo dei motori ha un sussulto, un fremito. La gente si ferma per strada, una voce sempre più insistente dice che Ayrton Senna, il più amato pilota di Formula 1 di tutti i tempi sia in fin di vita. Un gravissimo incidente in gara ad Imola, alla curva del Tamburello, sta per riportare tra le braccia del buon Dio uno dei suoi figli più umili e devoti, di certo il più veloce che abbia mai messo piede sulla Terra. Ma Ayrton non è solo.

30 aprile 1994. Un giovane pilota austriaco, Roland Ratzenberger, corre tra le curve del circuito del “Santerno”. Roland è un pilota normale, che corre per la Simtek – Ford, forse la meno veloce di tutte le scuderie del lotto. Ma da qualche parte il suo sogno doveva partire. Roland si autofinanzia, paga per poter correre, per potersi affermare, per far vedere a tutti che in quel mondo può esserci posto anche per lui.

Quel 30 aprile il pilota austriaco cerca il tempo buono per qualificarsi, affronta la pista con la fame di chi deve mangiarsi ogni centimetro di asfalto per sentirsi realizzato. Esce alla curva delle Acque Minerali (danneggiando l’ala, si saprà poi), torna ai box ed esce subito per conquistare un posto in griglia. Al Tamburello, però, perde l’ala, impedendogli di curvare alla successiva chicane intitolata a Gilles Villeneuve. Lo schianto è inevitabile, Roland morirà poco dopo.

Ayrton Senna è sconvolto. Il pilota della Williams, al primo anno alla corte del grande Frank, la notte ha ripetuti incubi. Ma deve correre, è il suo istinto che lo chiama. Schumacher, un giovane tedesco di belle speranze, ha già vinto 2 gare ed il brasiliano è ancora a secco. Il sogno mondiale passa anche dalla vittoria ad Imola. Al via però il finlandese JJ Letho, fermo in pista, viene travolto dalla Lotus di Pedro Lamy, rischiando un nuovo dramma. 5 giri di safety car e si parte.

Senna scatta inseguito dal rivale Schumacher, ma dopo 3 giri un problema. Alla curva del Tamburello la sua Williams sembra non girare, ignorando i comandi del pilota. Lo schianto è terribile, fatale. Ayrton Senna, forse il più grande pilota di sempre, di certo il più amato, morirà all’ospedale Maggiore di Bologna poche ore dopo. Nella tasca della sua tuta una bandiera austriaca, il modo con cui Ayrton avrebbe omaggiato il suo più giovane e meno famoso collega.

Oggi sono vent’anni da quel drammatico weekend. Un’intera generazione è cresciuta senza conoscere che tipo di persona era il brasiliano. Giustamente il mondo della Formula 1 si ferma per ricordare un simbolo di tutto il mondo dei motori, rendendo i dovuti onori ad un uomo che se n’è andato troppo presto.

Ma in un angolo di cielo, siamo sicuri, Ayrton un po’ si starà vergognando vedendo che quaggiù in pochi si ricordano di quel giovane pilota austriaco morto il giorno prima inseguendo il suo sogno. Quel suo essere “morto prima di” che lo condanna ad un ricordo sempre più sbiadito. Ma mentre il mondo ha messo Roland Ratzenberger in un angolo, ci piace pensare che Ayrton lo ha voluto come suo compagno di squadra nel Gran Premio dei Cieli, magari lasciandogli la vittoria sul traguardo, scortandolo con la bandiera austriaca che si è portato con sé fino alla fine. Per lasciargli quella gloria che qui in terra Roland cercava e che, neppure da morto, è riuscito ad avere. Amen.