Le ali in MotoGP: Ducati insegna a Yamaha come si usano (FOTO)

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Le ali che gli ingegneri Ducati prima, e quelli Yamaha poi hanno progettato per le MotoGP, potrebbero sancire un grosso passo in avanti negli studi di aerodinamica legati alla velocità delle moto, anche se i piloti hanno affermato di non avvertire alcun beneficio in termini di andatura, uno su tutti Jorge Lorenzo, che le ha provate durante le prove a Misano Adriatico sulla sua M1.

IL VANTAGGIO
Ma un piccolo vantaggio c’è avvertono gli ingegneri delle due case: analizzando i dati, si sono accorti che in alcune parti del circuito, grazie al carico aerodinamico delle ali, si riduce l’impennamento e si può “tagliare” meno potenza. In pratica, grazie alle ali, migliora l’accelerazione. Stiamo parlando di un vantaggio che è quantificabile in centesimi di secondo al giro. Ecco perché il pilota non si accorge di nulla.

DUCATI E YAMAHA
Borgo Panigale sembra essere in vantaggio sullo studio delle ali rispetto ai colleghi nipponici. Ducati infatti ha sviluppato ali posizionata tra avantreno e retrotreno in modo tale da ottenere un carico aerodinamico maggiore nella parte del baricentro della moto, rispetto a quelle di Yamaha che risultano più piccole poste sulla parte anteriore della moto, le cui dimensioni ridotte aiutano a non alterare l’equilibrio e la stabilità.

Le ali sperimentate da Ducati nei test di Losail Omnicorse
Le ali sperimentate da Ducati nei test di Losail Omnicorse

A COSA SERVONO E FUNZIONAMENTO
In due parole, un’ala serve per creare una forza verso il basso che schiacci a terra il pneumatico, aumentandone quindi il grip. Il carico aerodinamico è estremamente pregiato perché non è collegato ad una massa aggiuntiva, che invece penalizzerebbe le fasi di accelerazione e decelerazione. Per questo le appendici aerodinamiche hanno un grande potenziale di incremento delle prestazioni del veicolo.

Come funziona un’ala?
Un’ ala, a seconda della sua curvatura, devia il flusso d’aria da cui viene investita verso l’alto, generando una spinta verso il basso. Il contrario di quello che avviene negli aerei. Tale forza è quindi proporzionale alla superfice dell’ala stessa e al suo orientamento rispetto alla direzione del moto, alla densità dell’aria e soprattutto al quadrato della velocità del flusso cui viene investita. Per capirsi, proviamo a stimare il carico aerodinamico generato dalle due alette simili a quelle introdotte a Misano dalla Yamaha: piccole, poco curvate e con poco spessore.

Le ali della M1 di Lorenzo a Misano Giornalemotori
Le ali della M1 di Lorenzo a Misano Giornalemotori

Ammettiamo che all’uscita di curve lente come possono essere le Rio di Misano, a circa 100 Km/h, le due appendici producono una spinta dell’ordine di 3 – 4 Kg. In fondo al dritto, dopo il Curvone, a circa 290 Km/h, il carico aerodinamico generato dalle stesse ali è di circa 28 Kg, quindi, quasi 10 volte tanto. In questo caso, 28 Kg corrispondono a circa il 10% del carico trasferito sull’anteriore, in frenata, ed incide quindi poco sul bilanciamento complessivo del veicolo.

Ducati e Checa le hanno “inventate” nel 1999, ora vediamo se la rossa saprà sfruttarle al meglio in un futuro non troppo lontano, e intanto Yamaha impara dai maestri, ma Lorenzo e la sua M1 non sembrano molto convinti.

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